Non bastavano i mille libri usciti su Cogne, quelli sul delitto perfetto commesso dalla mamma di Samuele o dagli altri, no, purtroppo non mi chiamo fuori, so di avere incrementato anch’io con il mio COGNE : UN ENIGMA SVELATO, Giraldi editore, Bologna, aprile 2007 ( che, tra l’altro, se non si ordina in libreria, non si può leggere perché messo all’indice appena uscito), questa drammatica sarabanda che confonde le acque sempre un po’ di più senza risolvere mai un bel niente. Però una cosa di buono so di averla fatta anche rispetto alle due ultime leve, sedicenti neogiornaliste pimpanti della Scuola di Giornalismo Investigativo dell’Università di Urbino, che hanno ipotizzato l’ennesima arma ‘vincente’, un mazzo di chiavi, con cui la mamma di Cogne avrebbe ucciso il proprio bambino appena coricato nel lettone, proprio ‘per tranquillizzarlo’, massacrandolo ovviamente in un minuto secondo, prima di uscire ad accompagnare l’altro, sorridente e tranquilla, come è stata vista, proprio il minuto dopo, allo scuolabus ( per favore, per il prossimo V day, Beppe Grillo proponga di abolire anche la Scuola di Giornalismo Investigativo di Urbino se fa tanta inutile e balorda cagnara) : mi sono chiesta quali erano le domande giuste e quelle sbagliate sul Caso Cogne partendo dal principale aforisma autocritico di Sherlock Holmes: ‘nulla è più ingannevole di un fatto ovvio’.
Su Cogne pare che, finora, ‘applicare la legge’ si sia rivelato bieco o impossibile, perché così si sono commessi solo errori tremendi: 1) condannando una persona ( Anna Maria Franzoni) innocente fino a prova contraria, prova che non c’è ancora 2) sospettando vicini e amici o parenti in modo altrettanto approssimativo e senza prove certe.
Dice Antony Jay: “Per capire che una risposta è sbagliata non ci vuole un’intelligenza eccezionale, ma per capire che una domanda è sbagliata ci vuole una mente creativa.
“Di che cosa è morto Samuele?” ecco cosa dovevano chiedersi tutti, avvocati, inquirenti, giornalisti, scuole di giornalismo e impiccioni vari, ma non se lo sono mai chiesti. Tutti sono saltati al secondo passaggio e si sono chiesti solo quello che la stampa malata e la TV delirante ci ha costretto a chiederci per sei lunghi e tormentosi anni di orridi e indecenti programmi tv: “ Chi ha ucciso Samuele?”
Che Samuele non è stato ucciso né dalla madre né da Pinco Pallo lo direbbe chiaramente l’autopsia se fosse fatta meglio o magari se venisse rifatta, tenendo conto di alcuni particolari mai chiariti dal troppo universitario ( anche lui!) anatomopatologo ufficiale di Cogne, prof Francesco Viglino. Queste cose non le sbandiero io, come gallina starnazzante travestita da giornalista investigativa nel giorno della mia tardiva Tesi di Laurea, ma egregi neurochirurghi, fior di specialisti medici, che, come comanderebbe l’inimitabile Sherlock Holmes, hanno rifatto, da persone competenti, cioè ‘da periti autoptici’, la relazione, criticando aspramente quella ufficiale che finora è stata avvallata, (è ovvio) da tutti, solo perché solerti ed egregi incompetenti : pm, giudici, giornalisti, psicologi, opinionisti, preti, ballerine, soubrettes, insomma, da tutto quel circo mediatico per cui il Caso Cogne è stato sempre e solo un’occasione in più per aprire la disgustosa immonda boccaccia presenzialista. RILANCIO L’APPELLO alla vigilia della CASSAZIONE: se ci sono dei neurochirurghi si facciano avanti e rileggano SUL MIO LIBRO la perizia autoptica (fatta coi piedi) del bambino di Cogne, se non ci sono, please, tutti i faccendieri o sfaccendati o laureandi sono pregati di mettersi un bel cerotto sulla bocca e tenerlo per sempre.
Maria Grazia Torri
.jpg)
